La Grande Bellezza -Dai Golden Globes fino all’Oscar

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Selvaggia Lucarelli

Ieri sera sono finalmente riuscita a vedere il film di Sorrentino e voglio dire una cosa. La voglio dire a tutti quei critici prezzolati, tromboni, stimati, improvvisati tutti rigorosamente made in Italy che questo film l’hanno liquidato con aggettivi come ambizioso, presuntuoso, ridondante. Quelli che “è una boiata”. Quelli di “Aridatece Vanzina” o “chi se crede d’esse questo”. Voglio dire che sì, La grande bellezza è un film ambizioso, Sorrentino è un regista ambizioso, Contarello è uno sceneggiatore ambizioso. E per fortuna. Per fortuna c’è ancora qualcuno che ambisce, aspira, tende a due ore di grande bellezza, alla maestosità delle immagini, a dialoghi ammalianti e al racconto della vita, della morte e dello stordimento del chiacchiericcio, del botox, delle feste “con i trenini che non portano da nessuna parte”. Per fortuna, sì. E mi chiedo perchè debba essere sempre un peccato volare alto in questo paese in cui per certi, per molti, fa così intellettualmente chic stroncare il bello e regalare l’assoluzione alla mediocrità. Perchè Sorrentino è una boiata, però poi magari l’ultima commedia con Vaporidis è “senza pretese ma gradevole e onesta”. Tenetevi Vanzina. Le commediole sceme tutte uguali con Argentero sensibile, la Capotondi che pare la Chiatti che pare la Felberbaum e “una sorprendente Ambra Angiolini”. Osannate Timi e la Rohrwacher quando fa figo dire “Quanto è bravo Timi”, “Quanto è brava la Rohrwacher”, osannate l’impegno di registi impegnati sì, ma a sfrantumarci le balle con filmetti drammatici in cui lui fa una vita normale, lei fa una vita normale e che palle tutta ‘sta normalità quindi facciamo che la normalità sfocia nelle corna, nell’orrore, nel pluriomicidio e nella critica entusiasta di Mollica. Evviva Sorrentino e La grande bellezza. A voler cercare i limiti, Servillo è un tale gigante da seppellire gli attori più deboli come Verdone e la Ranzi e forse c’è un eccesso di frasi ad effetto. Ma appunto, anche i difetti sono nel “troppo”. E nel troppo, spesso schiacciata, soffocata, camuffata, si cela la Grande bellezza. Di questo film, della vita.

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